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Emissioni industriali: sforati gli obiettivi per 25 milioni di tonnellate.

Roma, 12 Agosto 2008

Le emissioni di CO2 prodotte dalle industrie italiane nel 2007 sono state di 226 milioni di tonnellate, con uno sforamento rispetto alle quote assegnate dalla direttiva europea di oltre 25 milioni di tonnellate.
Sebbene si registri una diminuzione rispetto al 2006 (- 0,7 milioni di tonnellate), il deludente risultato sottolinea ancora una volta come in Italia manchi una politica efficace di contrasto ai cambiamenti climatici causati dalla produzione industriale.
E oltre al danno ambientale, il danno economico: infatti, poichè le quote di CO2 vengono scambiate a circa 28 euro a tonnellata, il nostro paese potrebbe dover sostenere un costo di oltre 700 milioni di euro.
I tagli all'inquinamento che non siamo in grado di realizzare saremo infatti costretti ad acquistarli dai paesi virtuosi nella lotta alle emissioni inquinanti. E, naturalmente, questi costi ricadranno sulle nostre bollette.
Guarda quali sono le aziende più inquinanti in Italia nella "classifica" stilata da Greenpeace.

Energia solare illimitata: oggi si può.

Boston, 1 Agosto 2008

In uno studio pubblicato dalla rivista «Science» gli ingegneri del Massachussets institute of technology hanno descritto per la prima volta un modo per immagazzinare l'energia prodotta dai pannelli solari.
La scoperta si ispira alla fotosintesi, nel passaggio in cui l'acqua viene scissa in idrogeno e ossigeno: il procedimento consiste in un nuovo catalizzatore, una sostanza in grado di favorire una reazione che alla fine può essere recuperata intatta, a basso costo e che funziona a temperatura ambiente. Grazie a questo sistema, l'elettricità prodotta da un pannello fotovoltaico viene utilizzata per scindere l'acqua in idrogeno e ossigeno gassosi, che vengono immagazzinati e utilizzati per alimentare delle celle a combustibile.
E' un traguardo molto importante perchè, a differenza di oggi, l'energia solare sarà illimitata anche in assenza del sole e secondo i ricercatori sarà un processo facile, realizzabile in meno di dieci anni.

Energia solare dal deserto senza i pericoli del nucleare.

Londra e Tricastin, 24 Luglio 2008

All'Euroscience Open Forum è stato presentato un progetto eccezionale, che potrebbe risolvere molti problemi legati all'utilizzo dei combustibili fossili e del nucleare per la produzione di energia: un'immensa distesa di pannelli solari nel Sahara, in grado di rifornire l'intera Europa. La centrale solare dovrebbe sorgere in un territorio poco più grande del Galles, e basterà "catturare" solo lo 0,3% dell'energia solare scaricata nel deserto.
I ricercatori sostengono che i pannelli solari nel Sahara saranno più efficaci perché in quella zona la luce solare è più intensa e, quindi, sarà possibile produrre tre volte più energia che in una centrale simile costruita nel nord Europa.
I ricercatori sostengono anche che oltre al vantaggio ecologico, ci sarà un risparmio per i consumatori.
La parte difficile riguarda la costruzione di una nuova rete di trasmissione con i Paesi del Mediterraneo perché quella attuale non sarebbe in grado di sostenere la quantità di energia in arrivo dell’Africa del nord. I primi risultati si dovrebbero vedere nel 2050 quando la megacentrale dovrebbe già essere in grado di rendere autonomo un Paese come la Gran Bretagna. E i costi? 50 miliardi di euro, la cifra necessaria per la costruzione di meno di 20 centrali nucleari, ma con una differenza: le 20 centrali nucleari coprono lo 0,25% del fabbisogno mondiale, i pannelli solari nel Sahara tutta l'Europa.
Una gran bella notizia, anche alla luce degli ultimi eventi negativi che hanno coinvolto centrali nucleari in territorio francese: è di oggi la notizia che, contrariamente a quanto assicurato dalle autorità, quasi 100 operai della centrale di Tricastin, dove si è verificata una grave perdita di materiale radioattivo (il terzo incidente in 2 settimane), sono stati contaminati dal potente cobalto 58.
Abbiamo la forza del sole, del vento, dell'acqua: perchè aspettare ancora?

Privatizzazione dei Parchi Naturali, una proposta che non piace.

Roma, 23 Luglio 2008

Il Ministro dell'Ambiente ha avanzato l'ipotesi di privatizzare la gestione dei 24 Parchi Nazionali, assieme alle riserve e alle oasi naturalistiche.
Un'ipotesi che ha sollevato numerose critiche da parte delle associazioni ambientaliste e di Federparchi, l'organizzazione che raccoglie le oltre 150 aree protette italiane.
Il presidente di Federparchi sostiene che si tratta di "una provocazione priva di senso poichè i costi di gestione sono irrisori, visto che i consiglieri non ricevono indennità e svolgono anche fuori lavoro, come atto di volontariato, il loro compito di amministratori".
Oggi i Parchi offrono impiego a circa 80 mila persone di cui 4 mila negli enti di gestione. Un terzo dei comuni italiani ha il proprio territorio compreso in un'area protetta, mentre quelli Nazionali coprono oltre il 5 per cento della superficie. Nel triennio 2001-2004 hanno attirato 155 milioni di presenze turistiche, con un giro d'affari di quasi 9 miliardi di euro. Un dato costante, malgrado il calo del 2,7 per cento registrato nello stesso periodo a livello nazionale.
Una risorsa importante quindi, a livello sociale oltre che economico.
Non bisogna infine dimenticare, come sottolinea ancora Federparchi, che "non si deve sgravare il pubblico di una responsabilità che invece gli spetta sempre e comunque, perché riguarda la pianificazione del territorio e la tutela di beni inalienabili come le acque, le foreste, le coste, la flora e la fauna selvatiche"
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Napoli: dove sono finiti i rifiuti?

Napoli, 20 Luglio 2008

Il Governo ha annunciato che l'emergenza rifiuti, nella grande maggioranza dei siti campani, è terminata.
I cumuli di spazzatura che invadevano il territorio sono stati rimossi: ma dove sono finiti i rifiuti?
Purtroppo, con ogni probabilità, sono stati raccolti in modo indifferenziato ed accatastati in attesa di essere inceneriti o sepolti.
Il programma del governo prevede infatti l'apertura di 10 discariche e l'avvio al funzionamento di 4 inceneritori, finanziati con la quota Cip6 destinata allo sviluppo di energie rinnovabili.
4 inceneritori che, per funzionare, una volta terminata la "scorta dell'emergenza", avranno bisogno di "importare" rifiuti dall'esterno, poichè la quantità di rifiuti campani prodotti è sufficiente ad alimentare un solo inceneritore.
Come potrà decollare la raccolta differenziata in un simile scenario?

G8 senza risultati, e nuovo incidente nucleare in Francia.

Avignone e Tokaido, 9 Luglio 2008

Ennesimo incidente nucleare che segue i recenti (ma dimenticati) analoghi fatti occorsi in Cina (in seguito al terremoto), in Croazia e in Giappone.
E' la volta della Francia, dove nella centrale nucleare di Avignone si è verificata una fuoriuscita di 30 metri cubi (trentamila litri) di acqua contaminata contenente quasi 400 kg di uranio.
L'Agenzia per la Sicurezza Nucleare si è naturalmente affrettata a dichiarare che "il rischio per la popolazione è debole", ma resta il fatto che la balneazione e l'irrigazione agricola sono state vietate e che 400 chili di uranio dispersi nell'ambiente non fanno certo bene.
Un altro episodio che sottolinea come la scelta nucleare implichi rischi elevati e gravi danni per la salute e per l'ambiente.
Il tutto, subito dopo il G8 del Giappone dove in pratica si è giunti al nulla di fatto: continua il braccio di ferro tra USA da una parte e Cina e India dall'altra sulla disponibilità ad adottare scelte concrete ed efficaci contro i gas serra.
Unico risultato la disponibilità a favorire politiche di sviluppo di tecnologie contro la dipendenza petrolifera con un ipotetico obiettivo di abbattimento delle emissioni di gas serra del 50% entro il 2050, anche attraverso il rilancio dell'energia nucleare.
Leggi a tal proposito cosa spiega Jeremy Rifkin, uno dei maggiori consulenti energetici a livello mondiale.

Jeremy Rifkin: il nucleare non conviene, ed ecco perchè.

Roma, 8 Luglio 2008

Jeremy Rifkin ha rilasciato un'intervista al blog di Beppe Grillo: il famoso consulente energetico spiega perchè la scelta nucleare non sia conveniente sia da un punto di vista economico che da quello ambientale.
Le molte implicazioni negative del nucleare e gli stessi suggerimenti che Rifkin propone alle numerose aziende internazionali che usufruiscono delle sue consulenze.
Da leggere e da vedere.

La macchina ad acqua esiste, ora bisogna produrla.

Osaka, 14 Giugno 2008

Dopo Eolo, la macchina ad aria compressa mai entrata in produzione, ecco dal Giappone l'ennesima dimostrazione della possibilità concreta di utilizzare risorse rinnovabili, e non inquinanti, per garantire la mobilità: è la macchina ad acqua.
Presentato ad Osaka dalla Genepax, il prototipo è equipaggiato con un motore in grado di marciare per 1 ora, alla velocità di 80 km/h, utilizzando qualsiasi tipo d'acqua (di rubinetto, mare o fiume).
L'aspetto molto interessante è costituito dal fatto che la macchina non ha bisogno di infrastrutture per la ricarica, come avviene invece, per esempio, per le macchine elettriche o in un futuro piuttosto lontano per le auto ad idrogeno.
Infatti, basta versare l'acqua dentro il serbatoio collegato ad un generatore, che la scompone e la utilizza per creare energia in grado di far girare il motore.
Ma il problema resta sempre lo stesso: se le case automobilistiche non si interessano al brevetto, chi potrà usare le automobili?

L'energia solare triplica l'efficenza, e l'eolico batte il nucleare.

Delft, 28 Maggio 2008

I ricercatori dell'Università di Delft e della FFRM hanno utilizzato nanocristalli come semiconduttori, e dimostrato come la capacità di produzione di energia delle celle solari con l'uso di questi nanoconduttori venga triplicata.
Si tratta di un'importante scoperta poichè l'ostacolo maggiore nella diffusione dei pannelli solari, è oggi rappresentato dall'elevato costo a fronte di un ammortamento economico relativamente lungo.
Anche alla luce del recente impegno da parte del governo italiano di riaprire agli investimenti per la produzione di energia nucleare, appare inspiegabile perchè in un paese come il nostro, l'immensa quantità di energia che ci viene regalata ogni giorno dal sole non venga debitamente sfruttata.
Ma non c'è solo il solare. Il 2007 ha segnato un traguardo storico ed eccezionale, il sorpasso, a livello globale, della produzione di energia eolica sul nucleare: 20 mila megawatt puliti contro i 19 mila prodotti dal nucleare.
L'energia rinnovabile e pulita si dimostra ancora una volta la vera alternativa al petrolio: sostenibile, economica, vantaggiosa!

Le nostre responsabilità per l'effetto serra.

New York, 19 Maggio 2008

Sull'ultimo numero della rivista Nature un gruppo di scienziati ha definitivamente tolto ogni dubbio sulle responsabilità dell'uomo e dell'attuale modello di sviluppo nell'innalzamento delle temperature causate dall'effetto serra.
In un archivio corredato dalla descrizione di oltre 30.000 anomalie climatiche che "inchiodano" l'uomo alle sue responsabilità, i ricercatori ci raccontano come siano mutati gli ambienti naturali tra il 1975 e il 2005 (un tempo brevissimo), e come queste metamorfosi troppo rapide siano riconducibili all'aumento medio di 1 grado causato dall'effetto serra. E' l'ultimo messaggio ai pochi scettici rimasti.
"Questo è il primo studio a collegare l'andamento delle temperature medie globali e i mutamenti climatici osservati in un ampio contesto di sistemi fisico-biologici", spiegano i ricercatori, tanto che "non è possibile invocare le naturali oscillazioni del sistema climatico per giustificarlo». Mutamenti di questa portata, in tempi così brevi, non hanno precedenti nelle ultime centinaia di migliaia di anni. L’uomo e l’aumento esponenziale dei gas serra prodotti con un modello di sviluppo basato sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse e l'utilizzo dei combustibili fossili come fonte primaria di energia emergono come i fattori che più di ogni altra causa naturale di breve periodo (attività vulcanica, variazioni della radiazione solare, eccetera) possono aver provocato tutto ciò.

Carburante fai da te ecologico ed economico? Si può.

New York, 12 Maggio 2008

Dagli USA arriva un dispositivo in grado di produrre "in casa" carburante ecologico, in modo semplice e soprattutto economico. Il suo nome è MicroFueler, un impianto portatile in grado di trasformare lieviti e zucchero in etanolo da utilizzare per l'alimentazione delle automobili.

L'apparecchio è commercializzato da E-Fuel Corp al prezzo di 10.000 dollari: un costo ammortizzabile in meno di due anni da una famiglia tipo che percorre con 2 automobili un totale di 50.000 km annui, grazie al costo per litro ridottissimo dell'etanolo, pari a circa 15 centesimi di litro (contro i quasi 1,50 euro attuali).
Il distillatore è in grado di produrre quasi 150 litri di etanolo alla settimana, con una purezza, a differenza di simili dispositivi realizzati in passato, pari al 100%.

Raccolta differenziata dell'alluminio: utile e in crescita.

Milano, 2 Maggio 2008

Il Cial (Consorzio Imballaggi Allumino) ha reso noti i dati relativi alla raccolta e al riciclo di alluminio nel nostro paese: nel 2007 sono state recuperate 43.000 tonnellate di imballaggi in alluminio (lattine, componentistica, oggetti, ecc), pari al 59% del consumo.
Di queste, 38.600 tonnellate sono state riciclate, evitando l'emissione di 400.000 tonnellate di CO2 e assicurando un risparmio energetico pari a 144.000 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio).

Un risultato importante che evidenzia ancora una volta la convenienza non solo "ambientale" ma anche economica della raccolta differenziata, una buona pratica che garantisce rispetto per l'ambiente, risparmio energetico (ben il 95% di risparmio rispetto alla produzione di alluminio "nuovo") e indipendenza nella fase di produzione  poichè, è bene ricordarlo, sul territorio italiano non vi è alcun giacimento di bauxite.
Oggi la raccolta differenziata dell'alluminio, che ha visto un incremento del 15% nell'ultimo biennio, coinvolge oltre 36 milioni di cittadini e 260 operatori convenzionati in 4.000 Comuni italiani.

Il 22 aprile è l'Earth day: si deve iniziare ad agire.

Roma, 19 Aprile 2008

"Senza una politica determinata su obiettivi di riduzione dei consumi, anche il coinvolgimento delle Regioni difficilmente permetterà di raggiungere sufficienti obiettivi di sviluppo di fonti rinnovabili per contrastare l'emissione di gas serra". Questo è quanto sottolineato dal presidente di ENEA, durante un convegno svoltosi a Roma ed intitolato "Gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di sviluppo delle rinnovabili: quale ruolo per Stato e Regioni?".
Purtroppo, i dati presentati parlano chiaro: nelle emissioni a livello nazionale si è passati da un valore di 400 milioni di tonnellate di CO2 nel 1990 a 450 nel 2004, equivalenti ad un aumento di emissioni del 13,3%: Lombardia, Puglia, Veneto e Lazio le regioni più inquinanti. Dati che posizionano l'Italia al 3° posto tra gli stati emettitori in area UE, e lontanissimi dagli impegni sottoscritti a Kyoto.

Martedì 22 aprile è l'Earth day, la giornata mondiale della Terra: la speranza è che finalmente si passi dagli impegni sottoscritti all'azione concreta.

Rifiuti: Italia maglia nera e condannata dall'UE.

Bruxelles, 10 Aprile 2008

E' l'Italia la maglia nera nella gestione dei rifiuti in area UE: la corte di Giustizia Europea ha infatti condannato il nostro paese ad una sanzione per la tardiva e non corretta applicazione della direttiva europea per la prevenzione delle ripercussioni negative dovute alle discariche.
La direttiva prevede che gli Stati Membri elaborino una strategia nazionale per la riduzione dei rifiuti, per una regolarizzazione degli smaltimenti e delle discariche, strategia applicata male e tardivamente dall'Italia.
La contestazione europea riguarda in particolar modo le nuove discariche, per le quali il governo ha applicato il trattamento più favorevole previsto dalla legislazione precedente. Anche sul versante rifiuti pericolosi, le regole transitorie previste sembra non siano state fatte applicare alle discariche già esistenti ma solo su quelle di nuova realizzazione, in contrasto con la normativa europea.

E' il solare l'energia del futuro: sottoscrivi l'appello dei ricercatori.

Roma, 2 Aprile 2008

E' l'energia solare l'unico investimento che può garantire all'Italia un futuro energetico sostenibile. Questa è la conclusione alla quale sono arrivati più di 600 tra docenti universitari e ricercatori, che hanno sottoscritto un appello ai candidati premier 2008. Docenti e ricercatori chiedono che "venga messa da parte tanto la tentazione nucleare che quella legata all'utilizzo del carbone". "Sentiamo il dovere - prosegue il comunicato - di informare la classe politica e il Paese riguardo la crisi energetica e climatica incombente, che minaccia di compromettere irrimediabilmente la salute e il benessere delle generazioni future".

Scienziati dunque controccorrente rispetto a quanti vedono nel ritorno al nucleare una soluzione soprattutto alla dipendenza energetica dall'estero del nostro paese.
L'appello dei ricercatori sottolinea ancora che "chi guiderà il prossimo governo dovrà sviluppare l'uso delle fonti di energia rinnovabile e in particolare il solare nelle varie forme in cui può essere convertita". "Il sole infatti - ricordano - è una stazione di servizio inesauribile che in un anno invia sulla Terra una quantità di energia pari a diecimila volte il consumo mondiale", mentre "l'opzione nucleare non è opportuna per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, esposizione ad atti di terrorismo, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità dei combustibili nucleari".

E' anche possibile sottoscrivere l'appello cliccando qui.

Scarichi illegali in mare: si inaspriscono le pene.

Bruxelles, 27 Marzo 2008

Bruxelles ha deciso di inasprire le pene per chi si rende responsabile di inquinamento dei mari. La direttiva 35 varata nel 2005 prevedeva in sostanza una multa, ora chi scarica illegalmente in mare non solo pagherà di più ma rischierà anche il carcere.

Da oggi, le violazioni alle norme esistenti potranno quindi essere considerate di rilevanza penale e sanzionate con provvedimenti penali: gli stati membri saranno obbligati a garantire che le imprese siano considerate responsabili di azioni inquinanti a danno del mare atte a procurare loro un vantaggio, oltre a garantire una politica di sanzioni efficaci e dissuasive. L'Italia ha già introdotto nel proprio ordinamento la direttiva UE.

Pacifico asiatico: è allarme "global warming".

New York, 27 Marzo 2008

Se non verranno presi provvedimenti urgenti, la crescente emissione di gas serra comporterà un grave rischio di forti cambiamenti climatici nella zona asiatica dell'Oceano Pacifico: è questa la conclusione della Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite.

L'allarme vuole richiamare con urgenza i Governi della regione affinchè promuovano concrete politiche sociali ed ambientali che permettano di contrastare i cambiamenti climatici, che sono fonte anche di malattie devastanti per le fasce più povere della popolazione.
Tra le indicazioni dell'ONU, incentivi fiscali alle imprese che investono in energie alternative e pulite e la tassazione dei veicoli più inquinanti.

Acqua in bottiglia e ambiente, serve più equilibrio nei consumi.

Roma,26 Marzo 2008

Nel 2006 gli italiani hanno utilizzato quasi 6 miliardi di bottiglie di plastica, la cui produzione ha implicato il consumo di mezzo milione di tonnellate di petrolio e la conseguente immissione in atmosfera di 650.000 tonnellate di CO2: è questo il quadro legato al consumo di acqua "minerale" nel nostro paese, consumo costantemente in crescita nonostante l'alta qualità dell'acqua di rubinetto, qualità spesso migliore dell'acqua "confezionata".

Purtroppo, la cattiva gestione delle risorse pubbliche ha creato nei consumatori una grande diffidenza nell'utilizzo dell'acqua di rubinetto, incrementando così un uso veramente eccessivo di acqua in bottiglia, un uso non più sostenibile poichè è ancora troppo bassa la percentuale di imballaggi (cioè le bottiglie vuote) destinati a recupero (circa il 20%). Questo significa sempre maggiori quantità di plastica in discarica o negli inceneritori. Per fortuna, in questo quadro qualcuno muove i primi passi a favore del consumo della buona acqua di rubinetto: in molte scuole, da Torino a Roma, l'acqua in bottiglia è stata eliminata a favore di quella da rubinetto.

WWF: nel Mediterraneo il tonno è a rischio di estinzione.

Roma,14 Marzo 2008

Il WWF ha diffuso oggi a livello mondiale il dossier "Caccia all'ultimo tonno rosso", secondo il quale i tonni rischiano l'estinzione.

Il dossier rivela che a fronte di una quantità di raccolta raccomandata dalla comunità scientifica internazionale non superiore a 15.000 tonnellate, oggi esiste ed è attiva una flotta adibita esclusivamente alla pesca di questo tipo di pesce con una capacità di cattura pari a 55.000 tonnellate, quindi quasi 3 volte e mezzo superiore a quella raccomandata dall'International Commission for the Conservation of Atlantic Tuna.

Secondo il WWF una tale attività di pesca sta portando al collasso della specie, perchè di fatto la quantità di pesce disponibile nel mediterraneo non può rispondere a questa "richiesta".

Anche qui purtroppo la maglia nera è vestita dall'Italia, il paese maggiormente responsabile, in compagnia, tra gli altri, di Francia, Spagna e Croazia.

Aerei inquinanti: la UE lancia il progetto "Clean Sky".

Bruxelles, 5 Marzo 2008

Un volo andata e ritorno Londra - New York inquina come un impianto di riscaldamento medio tenuto in funzione un anno intero: purtroppo, è facile calcolare quanto inquinamento producano, di conseguenza, i 10 milioni di voli che attraversano ogni anno i cieli europei.

Il rapporto diffuso dall'Agenzia Europea per l'Ambiente parla chiaro: dal 1990 al 2005 le emissioni di CO2 causate dai soli voli nazionali nei 15 stati della zona euro sono aumentate del 44%, e addirittura del 73% se si considerano tutti i voli europei.

Alla grave situazione ambientale provocata da voli che spesso trasportano poche persone, si aggiungono i chilometri in più (una media di 50) effettuati per errori umani o carenze nei controlli, che comportano un ulteriore rilascio di inquinanti in atmosfera pari a  quasi 5 milioni di tonnellate.

Le previsioni sull'aumento del traffico aereo da qui al 2020 parlano di un aumento del 4,5% annuo, che tradotto in cifre significa l'emissione di 284 milioni di tonnellate di CO2 riversate nei nostri cieli. Quasi sconsolato il commento dell'Agenzia Europea: "C'è bisogno di fare molto ma sta accadendo troppo poco".

Ritardi e contraddizioni si spiegano con la complessità del problema poichè nella UE l'industria aeronautica assorbe 3 milioni di posti di lavoro e contribuisce al 2,5% del Pil. Un piano politico per limitare l'inquinamento dei cieli esiste da anni e dovrebbe entrare in vigore dal 2012: le compagnie aeree in arrivo o in partenza dalla Ue dovranno limitare le emissioni ai livelli del 2004-2006 e dovranno entrare almeno in parte nel cosiddetto "mercato dei permessi", che già si applica ad altre industrie, secondo il principio "chi inquina, paga". Purtroppo però la quota prevista è limitata al 10%, a causa appunto delle innumerevoli complicazioni legate al mantenimento di equilibri soprattutto economici. "L'aviazione civile è sovvenzionata da decenni, ora è giusto che paghi per i permessi di emissione soprattutto sui voli brevi e medi dove si può anche scegliere il treno, meno inquinante" sostiene il presidente della Commissione parlamentare trasporti. "E poi, negli Usa già da anni adoperano la leva fiscale sul cherosene".

E come si muove la comunità scientifica? Il maggior progetto di ricerca della Ue, appena lanciato, porta il nome "Clean Sky" e coinvolge 54 industrie di 16 paesi. Il costo di 1,6 miliardi di Euro sarà finanziato al 50% dalla Comunità Europea, e avrà il compito di sviluppare progetti di aerei "ad ala intelligente" o realizzati con materiali superleggeri, con due principali obiettivi: dimezzare CO2 e ridurre l'emissione degli ossidi di azoto.

Alaska: eschimesi contro le compagnie petrolifere.

Anchorage (Alaska), 27 Febbraio 2008

Se il villaggio eschimese di Kivalina rischia di sprofondare nell'Oceano Artico la colpa è del riscaldamento globale che assottiglia i ghiacci del Polo. I 390 abitanti hanno raccolto la documentazione sui danni già provocati dai cambimenti climatici e hanno deciso di dare un nome ai colpevoli portandoli in tribunale: la denuncia è stata depositata ieri a San Francisco e chiama in causa sette compagnie petrolifere, quattordici energetiche e una carbonifera per le emissioni di Co2 nell'atmosfera e i danni correlati all'estrazione del greggio.

Un comunicato dell'amministrazione cittadina denuncia che Kivalina, una sorta di isola costruita sulla barriera corallina, "non è più protetta dalle tempeste" poichè le acque circostanti "prima ghiacciavano a ottobre e ora lo fanno a dicembre".

Quindi, il ghiaccio arriva dopo e si scioglie prima, mettendo in crisi l'economia di sussistenza degli eschimesi basata su caccia e pesca. E il futuro sembra non offrire altra scelta che trasferire il villaggio altrove, con un costo stimato vicino ai 300 milioni di euro. Chi si farà carico di questo problema? Secondo gli avvocati difensori del villaggio, dovranno essere 22 grandi dell'industria tra cui Bp, Chevron, Shell ed Exxon (Esso): non essendo contemplato il reato di global warming, gli avvocati sosterranno la tesi del disastro ambientale e dell'inquinamento occultato da informazioni non veritiere sull'impatto ambientale dell'attività di estrazione del petrolio. Buona fortuna....

Energie rinnovabili: bene per l'ambiente, bene per l'occupazione.

Bruxelles, 18 Febbraio 2008

Lo sviluppo delle tecnologie per le energie rinnovabili e pulite rappresentano un'opportunità concreta straordinaria a favore di occupazione e valorizzazione dell'imprenditoria locale.

Lo afferma, tra gli altri, il presidente della commissione europea, presentando le proiezioni che prevedono la creazione di 1 milione di nuovi posti di lavoro legati allo sviluppo dell'industria "verde" in area euro entro il 2020.

Il commissario, annunciando i dettagli del piano 20-20-20 (in sostanza la produzione da energia rinnovabile per una quota pari al 20% entro il 2020), ha citato come esempio la Germania, dove lo sviluppo delle fonti energetiche alternative ha già portato alla nascita di oltre 200.000 posti di lavoro. In Italia, dove sono previste 250.000 nuove opportunità lavorative, significa la creazione di 150.000 posti di lavoro in più di Fiat, Telecom e Poste Italiane messe assieme.

 
 

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